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23/10/2014, 23:51

cioccolato, Quetzalcoatl, legenda, mito



Chocolate:-la-legenda
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 Si narra che al tempo in cui gli dei camminavano tra gli uomini, il dio Quetzalcoatl sorvolava le verdi vallate nella sua forma di serpente alato.Durante il giorno il suo lungo corpo cingeva ad anello



Si narra che al tempo in cui gli dei camminavano tra gli uomini, il dio Quetzalcoatl sorvolava le verdi vallate nella sua forma di serpente alato.
Durante il giorno il suo lungo corpo cingeva ad anello  i rigogliosi campi, così i malvagi si tenevano lontani.
Gli uomini costruivano luoghi sacri al dio per ringraziarlo e gli offrivano ogni sorta di ricchezze. 
Due volte l’anno il più meritevole tra gli uomini saliva in cima e dopo aver offerto le primizie della terra chiedeva al dio di continuare a vigilare su di loro.
Gli anni scorrevano sereni e i campi continuavano ad essere fertili e donare ricchezza. 
I doni che il popolo offriva al dio si accumulavano sino a divenire un vero e proprio tesoro.
L’alba di un giorno nuovo una donna diede alla luce una bambina. Dopo il primo vagito, però, la voce della neonata si spense.
Il dolore e la disperazione dei genitori li condussero ad offrirla a Quetzalcoatl.
Il dio commosso da quell’atto di fede infuse nuova vita nel piccolo corpicino.
Gli anni passavano e la fanciulla diveniva sempre più bella, gli occhi verdi come le foglie, la pelle dorata baciata dal sole, 
i lunghi capelli porpora e le labbra rosse come il fuoco.
Il dio la osservava dall’alto e la proteggeva. Mai nei secoli alcun uomo aveva attirato la sua attenzione come lei. 
Quetzalcoatl una notte decise di prendere sembianze umane e scendere sulla terra per incontrarla.
Si avvicinò a lei mentre dormiva, in silenzio. Voleva osservarla da vicino, capire perchè si sentiva così attratto.
Allungò una  mano per accarezzarle i capelli, ma mentre si avvicinava, lei aprì gli occhi, inchiodando il suo sguardo.
Si erano riconosciuti. Un qualcosa di primordiale ed assoluto era scoppiato dentro di loro. 
Fu un lampo di euforia e consapevolezza, lei lo aveva sempre aspettato.
Non ci furono parole, ma solo carezze. Era la pelle che chiamava la pelle, erano sguardi che si fondevano, era l’esigenza di perdersi dentro l’altro.
All’alba lui svanì, ma lei sapeva che sarebbe tornato.
Fu così che il giorno lui volteggiava nei cieli, monito per i nemici, e le notti, col favore del buio, scoprivano la felicità.
Fu la luna a tradirli. Alta nel cielo mostrò l’assenza del dio, e svelò la debolezza delle verdi vallate.
Era nota la ricchezza del tempio e del popolo della valle e molti erano gli uomini malvagi che volevano impadronirsene. 
Complice una notte di luna pieno un gruppo ben nutrito di uomini attaccò il villaggio: molti morti tinsero di rosso la terra. 
Tuttavia non trovando il tesoro fuggirono prima dell’alba.
Quando Quetzalcoatl vide la devastazione causata dalla cupidigia degli uomini decise di scendere in guerra.
Quella notte condusse la fanciulla all’interno del tempio mostrandole tutte le sue ricchezze e il luogo segreto in cui erano custodite. 
Le affidò tutto e guidò gli uomini in battaglia.
I giorni passavano e nessuna notizia giungeva alla fanciulla da parte dell’amato. 
Di lì passavano un gruppo di ladri, vedendo il tempio e le verdi vallate immaginarono le ricchezze del posto e decisero di assalire il villaggio. 
Qui erano rimaste solo poche donne, vecchi e bambini. Non trovando resistenza cominciarono a torturare le donne per carpire i segreti del dio. 
Ma nessuna sapeva, tuttavia più donne indicarono la fanciulla come unica possibile custode di quei segreti 
Nemmeno l’incanto della sua bellezza fermò quegli uomini scellerati che calarono le loro mani più e più volte sul volto e sul corpo di lei. 
 Dai suoi occhi color verde foglia uscirono lacrime; dalle ferite inferte gocce di sangue cadevano lente bagnando la terra; ma non una sillaba uscì dalla sua bocca 
e più il silenzio diventava greve più gli uomini frustrati aumentavano la violenza.
Il sangue sgorgato dalle ferite cominciò ad inzuppare la terra, che commossa dal sacrificio della fanciulla, partorì dei germogli. 
Con un urlò calò il tramonto, e la valle piombo nel silenzio più cupo e triste che la stessa avesse mai conosciuto.
Mentre la battaglia infuriava, un dolore improvviso straziò l’animo di Quetzalcoatl. 
Sentì le sue carni bruciare e una malinconia infinita avvolse il suo animo. 
Si trasformò in serpente alato mettendo in fuga l’esercito avversario, questi adesso sapevano che il dio non aveva abbandonato il suo popolo, ma che sempre e 
comunque lo avrebbe protetto. 
Un dio che si sostituisce agli uomini è un dio che non ha a cuore il suo popolo e che non vuole farlo progredire; ma Quetzalcoatl aveva a cuore il suo popolo e 
voleva spronarlo ad essere forte e coraggioso, di fronte ad ogni avversità, per questo si era confuso uomo tra gli uomini. 
Sconfitti i nemici si diresse al tempio e qui trovò lei.
Il dio cinse il corpo straziato dell’amata con le sue ali, dagli occhi brucianti di collera: lacrime. 
Un giuramento uscì dalle sue labbra, quegli uomini li avrebbe uccisi.
Seppellì il corpo dell’amata nel luogo del martirio. Qui la terra commossa aveva donato un nuovo albero. 
Due volte all’anno quell’albero dona i suoi frutti, e questi sono: amari come la sofferenza della fanciulla, forti come la sua virtù e rossi come il suo sangue.
Quetzalcoatl donò agli uomini della valle, per ricordare il sacrificio della sua sposa, quell’albero e questi giurarono di prendersene sempre cura.
Distrutto dagli avvenimenti di quei giorni il dio si allontanò dai luoghi del sacrificio, lasciando agli uomini la promessa del suo ritorno. 
Gli uomini della valle avrebbero custodito il tesoro del dio sino al suo ritorno.




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